Il Fmi chiede più controlli sul “superbonus 110%” per l’edilizia

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Emiliano Zoccolan
Emiliano Zoccolan

General Contracting

Il fondo monetario internazionale chiede di rafforzare ulteriormente i controlli sull’erogazione del “Superbonus” al 110% sull’edilizia e di ridurre il livello del sussidio, che reputa “eccessivo”.

L’istituzione di Washington decida un intero allegato a questo specifico argomento nel rapporto diffuso al termine dell’esame, da parte dell’Executive Board, dei risultati della missione di ispezione annuale nella Penisola (ex art. IV).


L’istituzione di Washington non boccia tout court il provvedimento, del quale anzi riconosce “una forte efficacia nell’assicurare una vigorosa ripresa post pandemica delle costruzioni e, più in generale, del Pil”. E concorda con uno degli obiettivi dichiarati del Superbonus, quello di migliorare l’efficienza energetica, dato che l’immobiliare abitativo, la casa “è una delle maggiori fonti di emissioni”.

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Ma poi solleva una serie di criticità su come sia stato disegnato il 110%. Primo, secondo il Fmi “il sussidio è eccessivo e l’efficienza energetica è scarsamente mirata”. 

A riprova di ciò l’istituzione rileva che nel 2021 solo 57.000 abitazioni, meno dello 0,5% degli oltre 12 milioni totali in Italia sono state rinnovate usando questo schema e il miglioramento in termini energetici è stato marginale, rispetto al consumo complessivo da questo canale.


“L’aliquota molto elevata di agevolazione, che supera il costo dell’intervento sovvenziona in parte spese che sarebbero state effettuate comunque e incoraggia l’azzardo morale, dato che le famiglie – si legge – non hanno incentivi a prevenire l’eccessiva fatturazione”.

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Secondo il Fmi, poi, lo schema è “regressivo” dal punto di vista fiscale, cioè fa esattamente il contrario di quello che solitamente cerca di fare la tassazione: pesare di più con l’aumento del reddito.

Perché nel caso del Superbonus “è probabile che le spese aumentino con il crescere della ricchezza delle famiglie e i tetti di spesa sono fissati a livelli relativamente elevati”.

Infine, lo schema sul 110% “resta vulnerabile a carichi eccessivi – avverte il rapporto – anche se sono state introdotte misure per ridurre le pratiche fraudolente, limitando i trasferimenti di crediti”.

Crediti: Askanews.it

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