La detrazione per gli interventi di recupero edilizio può essere fruita dal consorte se il beneficiario è fiscalmente a suo carico.

La vera efficacia delle detrazioni d’imposta concesse sulle ristrutturazioni edilizie attraverso i vari bonus e superbonus vigenti si misura con la capienza fiscale, cioè la capacità del beneficiario di poterne fruire: se il suo reddito imponibile Irpef è già basso, in concreto non riuscirà ad abbattere l’ammontare delle imposte da pagare e perciò rischia di perdere, in tutto o in parte, il suo bonus.

Ma questa perdita può essere evitata o comunque compensata con alcuni accorgimenti, ad esempio cedendo il credito spettante alla banca oppure sfruttando la forza del proprio nucleo familiare: se chi ne avrebbe diritto non può utilizzarlo direttamente, il bonus ristrutturazioni si può trasferire al coniuge? La risposta è parzialmente positiva: deve trattarsi di familiari conviventi e, anche se le fatture dei lavori non sono state a loro intestate, la detrazione può essere trasferita quando il beneficiario iniziale si trova improvvisamente privo di redditi, ad esempio perché ha perso il lavoro, come ha affermato una recente sentenza.

 

Bonus ristrutturazioni edilizie

Gli interventi di ristrutturazione edilizia beneficiano di un’agevolazione fiscale, con detrazione Irpef del 50%, ripartita in 10 rate annuali di pari importo, delle spese sostenute fino a un massimo di 96mila euro per ciascun immobile (queste soglie sono valide attualmente fino al 31 dicembre 2021, altrimenti la misura generale [1] è del 36% di detrazione fino a 48mila euro di spesa).

 

La cessione del credito e lo sconto in fattura

Il credito d’imposta spettante, se non viene utilizzato direttamente dal contribuente portandolo in detrazione Irpef nella dichiarazione dei redditi, può essere ceduto, come prevede il Decreto Rilancio [2], alle banche o ad altri intermediari finanziari, oppure può essere fruito subito, sotto forma di sconto in fattura sul corrispettivo dovuto ai fornitori, cioè le imprese che hanno effettuato gli interventi (saranno esse a recuperarlo sotto forma di credito d’imposta oppure a cederlo a loro volta ad altri soggetti).

Le stesse regole valgono per gli altri interventi agevolati e che prevedono detrazioni maggiori, come il Superbonus al 110%, i lavori di efficientamento energetico o antisismico, il bonus facciate al 90% e gli altri bonus sulla casa.

 

Gli incapienti perdono le detrazioni Irpef?

La possibilità di cedere il credito o di applicare lo sconto in fattura viene incontro agli incapienti, che potranno fruire delle agevolazioni fiscali subito – senza dover aspettare l’anno successivo di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui riportare il credito d’imposta – ed anche quando le detrazioni Irpef sarebbero per loro inefficaci, perché avendo redditi minimi (attualmente sono considerati tali quelli fino a 8.174 euro annui) già si trovano nella no tax area, cioè al di sotto delle soglie di esenzione fiscale.

 

Come utilizzare i bonus se si hanno redditi bassi

Ma esiste il modo per recuperare, almeno in parte, quel credito d’imposta suddiviso nelle rate annuali di detrazione che altrimenti, come abbiamo appena visto, andrebbero perdute. Una prima soluzione è quella di sfruttare le quote di comproprietà sull’immobile: infatti, se è vero che la detrazione prescinde da esse ed è legata invece alle spese effettivamente sostenute, nulla vieta che ciascun comproprietario – ad esempio, marito e moglie – possa farsi rilasciare le fatture singolarmente intestate (ovviamente per l’importo commisurato alla rispettiva quota di possesso) in modo da portare ciascuno in detrazione dai propri redditi la somma spettante.

Ma questo metodo non funziona se anche i familiari comproprietari e conviventi hanno un reddito basso e così l’intero nucleo familiare risulta incapiente, oppure se le quote di comproprietà non consentono di trasferire una porzione maggiore del credito d’imposta a chi, tra i membri della famiglia, potrebbe usufruirne meglio.

 

Quando la detrazione spetta per intero al coniuge

In questo caso, però, il limite non è insormontabile: una nuova sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [3] ha affermato che la detrazione Irpef spetta per intero all’altro coniuge se l’intestatario delle fatture ha perduto il lavoro e, quindi, risulta fiscalmente a suo carico.

Si trattava di lavori di restauro e recupero del patrimonio edilizio eseguiti su una casa familiare che risultava intestata ad entrambi i coniugi: l’Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto le detrazioni, ma i giudici tributari hanno rilevato che esse derivavano, invece, «dall’acquisito diritto dei coniugi ad avvalersi del recupero percentuale delle spese, congiuntamente affrontate a seguito dell’effettuazione di lavori di recupero relativi all’abitazione familiare». Così il marito che era rimasto disoccupato e privo di un proprio reddito ha potuto trasferire tutta la sua detrazione derivante dal bonus ristrutturazioni alla moglie.

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/473511_bonus-ristrutturazioni-si-puo-trasferire-al-coniuge

 
Bonus ristrutturazioni: si può trasferire al coniuge?

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